STORIA

Dopo essere stata la causa della morte di centinaia di migliaia di persone, trasformatesi in morti viventi a causa delle sue folli sperimentazioni e di conseguenza, polverizzate da un missile atomico, l'Umbrella comprende l'insensatezza di aver studiato armi bioorganiche in pieno midwest e sposta le sue ricerche in una sperduta isola del pacifico lontana da occhi indiscreti. Purtroppo i soliti fastidiosi attivisti che lottano perché il bene trionfi le sono alle calcagna e nemmeno a Sheena Island, teatro di questa avventura, può tirare un sospiro di sollievo...
Siamo nel 1998, tardo novembre. L'isola di Sheena Island mostra chiari segni della solita epidemia targata Umbrella: il T- virus si è propagato, trasformando i già poco esuberanti abitanti della desolata cittadina in zombie lamentosi. Mentre i non morti deambulano per le vie della città, un elicottero vola sulle loro teste. C'è un uomo appeso alle gambe del velivolo, indossa un completo bianco e impugna un'arma da fuoco. A pieni polmoni urla al pilota, intimandogli di non fuggire. Per costringerlo alla resa spara un colpo di pistola, colpendo una parte delicata dell'elicottero che prende fuoco e precipita verso le strade brulicanti di zombie. L'uomo vestito di bianco, si lascia cadere dal velivolo prima che questo si schianti.... Poco dopo, un altro uomo, in jeans e giubbotto si sveglia accanto alla carcassa in fiamme dell' elicottero. Sembra colpito da amnesia: non ricorda chi è, da dove viene, nulla. L'unica cosa che possiede è una pistola. Non sarà mica lui lo stordito che ha sparato all'elicottero poco prima? L'abbigliamento lo scagiona, non indossa nulla di chiaro. Comincia a perlustrare la zona in cerca di importanti indizi sulla sua identità e sul motivo della sua presenza. Nel suo girovagare per le strade cittadine si imbatte nel cadavere di un uomo, quello vestito di bianco che abbiamo visto poco prima. Sembra morto. Il ragazzo lo perquisisce e trova una targhetta che ne identifica il corpo: Ark Thompson. Il volto gli pare familiare, ma mentre sono in atto le sue congetture uno zombie lo interrompe. Con la fidata Glock 17, il ragazzo si sbarazza dello zombie e all'interno della tasca del mostro trova una chiave arrugginita. Questa apre la porta della vicina chiesa, una piccola e deliziosa cappella, se non fosse per il logo Umbrella decorato sulla parete sopra l'altare. Non sapendo tenere le mani ferme, il ragazzo investiga nell'ufficio accanto e legge su un diario le vicissitudini che hanno portato alla distruzione di Raccoon City ad opera dello scapestrato scienziato che risponde al nome di William Birkin.... Il nostro ragazzotto con la scusa di cercare indizi per riacquistare la memoria girerà in lungo e in largo, ora trovandosi di nuovo a errare per le starde deserte. Mentre cammina in una di esse, dalla cabina telefonica giunge uno squillo. Il nostro uomo si affretta e tira su la cornetta: ma chi è quel buontempone che chiama e appena gli si risponde, riattacca? Questo gioco è pregno di domande che esigono risposta e che ci tormenteranno fino alla fine del gioco, impedendoci di spegnere la consolle prima del tempo. Il ragazzo continua a vagare e la sua curiosità sarà punita da altre creature Umbrella, due Licker che tenteranno di impedirgli l'avanzata. Dopo essersene sbarazzato l'uomo si imbatte in un altro telefono pubblico ma stavolta, quando risponde al continuo squillare, un uomo dall'altra parte risponde. Era meglio se non lo avesse fatto, perché accusa il nostro baldo giovine di essere un assassino, ma soprattutto di chiamarsi Vincent, un nome che non daremmo mai nemmeno al nostro peggior nemico. Infatti il ragazzo si oppone tenacemente alle insinuazioni, ma quando cerca di carpire più informazioni dall'uomo, questo riattacca. All'improvviso però, stormi di elicotteri appaiono nei cieli. Il ragazzo si nasconde in una vicina arcata e spia la moltitudine di uomini che scende dai velivoli. Indossano una tuta blu e nera, da reparti speciali. Un uomo, la cui voce è distorta da un respiratore, abbaia ordini: devono disinfestare la zona, ripulendola dalle prove dell'avvenuta epidemia. E come dovrebbero riuscirci? Mettendo sagome di cartone che simulino i cittadini? Il nostro eroe ne vuole sapere di più e segue un commando di Cleaners mentre si sbarazza di alcuni zombie. Ma quando lo vedono si accaniscono pure contro di lui. E a dire il vero, nello scontro ravvicinato non sembrano nemmeno uomini... hanno arti più lunghi del normale e quando muoiono si dissolvono in una colata acida. Il ragazzo è braccato: non solo gli zombie, i lickers, ora pure i cleaners e... anche un cecchino appostato, che lo manca per un soffio mentre perlustra l'arcata. Il pazzo lo chiama per nome: Vincent! Ma non spara ulteriori colpi. Il ragazzo fugge e cerca riparo nelle fondamenta dell'edificio e aiutandosi con una manovella penetra all'interno del sistema fognario. Queste paiono tranquille e il nostro giovinotto ne approfitta nuovamente per mettere il naso dappertutto, frugando nelle stanze del responsable delle fogne e leggendone il diario personale. Questi descrive il suo incontro con Vincent, odioso e viscido comandante della città. Racconta un aneddoto, che quando gli scattò una foto per immortalarne l'esperienza, l'uomo si adirò molto. Cerca febbrilmente questa foto e la trova sulla scrivania: un ragazzotto coi capelli corti con frangia e lo sguardo da ebete. Non c'è dubbio è lui. Allora è vero, si chiama Vincent ed è il crudele personaggio che amministrava con terrore la cittadina. Mentre pondera su questi fatti, un bambino entra nell'ufficio, alle sue spalle. Vincent si volta e il piccolo si mette ad urlare implorando di non essere ucciso. Il ragazzo lo guarda sconvolto, non ha intenzione di fargli del male, ma il bimbetto non lo ascolta e fugge velocemente. Vincent si getta all'inseguimento. Il ragazzino corre a perdifiato e si porta dietro suo malgrado Vincent, fino alle porte del Paradiso, una prigione. Qui, attaccato da diversi zombie, riesce a mettere un altro tassello importante nel rompicapo che è il suo passato. Il guardiano del carcere minorile scrive nel suo diario che i prigionieri non erano altro che cavie e il suicidio di massa che è stato denunciato a metà ottobre, altro non era che un'esecuzione ad opera dello stesso Vincent sui minorenni che avevano tentato la fuga. La stessa Umbrella era all'oscuro del fatto. Vincent infatti, secondo la testimonianza del carceriere, lo aveva minacciato di morte se non avesse fatto passare la vicenda come suicidio di massa. Non può essere vero.... Tra mille pericoli, Vincent riesce a raggiungere l'area delle celle e in una di queste, trova un altro manoscritto, che appartiene ad un piccolo africano, rapito nel Congo ad agosto. I detenuti erano tutti giovani, di un'età compresa fra i tredici e i vent'anni, sequestrati da ogni parte del mondo. Secondo il piccolo negro, tutti gli abitanti di Sheena Island erano impiegati dell' Umbrella, perfino i bambini e le donne. Spesso le guardie facevano uscire dei suoi compagni di prigionia e li conducevano in una fabbrica. Non si sapeva cosa succedesse in quel luogo, ma i ragazzi non tornavano più da lì... Un giorno, origliando la conversazione tra alcuni operai della fabbrica, venne a sapere il perché: venivano usati come cavie e Vincent ordinò che gli venisse estratta dal cervello una particolare sostanza. Il ragazzo è inorridito e progetta di scappare. Nel frattempo giunge voce del disastro di Raccoon City e nel marasma generale, il ragazzo mette in atto il suo piano, approfittando della mancanza di personale carcerario. Vincent è agghiacciato, sa già dalla testimoninza della guardia carceraria com'è finito il loro tentativo di fuga. Prende il pezzo di corda dal letto delle cella, la stessa che il ragazzo avrebbe dovuto usare per sè stesso e si cala dalla torre. Giunto a terra però, si imbatte in un'altra creatura dell' Umbrella, in pesante cappotto. Deve sparargli contro l'intero arsenale per sbarazzarsene, ma mentre crede di potersi riposare nel vicino locale notturno, incontra altre demoniache creature. Nel tentativo di sfuggire loro, il giovane scappa dalla porta principale e si trova dinanzi una strada che porta ad un grattacielo con il logo Umbrella. Di certo è da qui che partivano i comandi, "diamoci una frugatina", pensa il nostro eroe. Sprazzi di memoria fanno capolino nella sua mente, mentre si avvicina all'edifico, ma sono troppo brevi perché lascino qualche effetto.
La ricerca della verità non sarà semplice. Zombie, Lickers e pure Hunter renderanno difficile l'avanzata fino al tredicesimo piano, dove sembra collocarsi l'ufficio del comandante in capo, Vincent, ossia lui stesso. Quando lo raggiunge, la sua attenzione viene catturata da una serie di monitor, ancora funzionanti. Uno di loro mostra una ragazzina, davanti ad un pannello di controllo, da qualche parte nello stesso edificio. Prima di partire alla ricerca della giovane fanciulla non resiste e si ferma a leggere il proprio diario, posizionato sulla scrivania. Trova conferma, suo malgrado, degli avvenimenti e degli atroci delitti dei quali si è macchiato. Inoltre, legge di un misterioso ragazzo, di nome Lott, che pare avergli fatto rapporto di una spia sull'isola. Le verità sul suo passato si fanno sempre più scomode: inoltrandosi nella lettura, infatti, viene a sapere che i suoi subordinati volevano fare rapporto alla società Umbrella per render manifesti i suoi metodi brutali e che, in un raptus di follia, aveva propagato il T-virus per tutta l'isola, infettando ogni essere vivente. Nel suo delirio di onnipotenza, lo avrebbe fatto passare come un incidente e avrebbe portato ai suoi capi, come responsabile dell'accaduto, la spia di cui si leggeva poc'anzi, per uscirne nuovamente innocente e ottenere una ricompensa da loro. Ma è veramente lui questo Vincent? Davvero si è macchiato di tali azioni? È veramente così bastardo? Mentre simili domande ruotano vorticosamente nella sua testolina, un poderoso pugno del Tyrant in soprabito che sfonda la parete, lo riporta alla realtà. Ingaggia la solita battaglia e, dopo essersi sbarazzato nuovamente dell'energumeno, Vincent raccoglie una scheda magnetica e si dirige in fondo ad un corridoio, dove la chiave aprirà un ufficio della sicurezza. Appena varcherà la soglia sentirà la voce di una vecchia, che asserisce di essere sua madre. La carampana lo implorerà di smetterla di comportarsi iniquamente e di tornare a casa. Il ragazzo si addentra nell'ufficio e si dirige verso l'angolo dal quale sembra provenire la voce. Trova la misteriosa ragazzina vista nei monitor poco prima, che sta ascoltando una delle registrazioni telefoniche di Vincent. Cerca di rivolgere la parola alla bimba, ma quest'ultima, sconvolta e in lacrime non risponde, anzi, in suo aiuto appare improvvisamente il ragazzino incontrato nelle fogne, che brandisce minacciosamente una mazza da baseball. Il ragazzino pare essere il fratello della bimba e scappa assieme a lei. Ancora una volta, prima di gettarsi all'inseguimento della coppia di poppanti, il ragazzo trova altri documenti, che rafforzano ancor più le incriminazioni circa il suo coinvolgimento negli omicidi dei bambini della prigione. Addirittura è colpevole dell'assassinio di un collega prima di raggiungere Sheena Island, per poter avere una promozione al suo posto. Se Vincent non avesse propagato il virus, ora di certo starebbe marcendo in una prigione. Basta rimuginare sul passato, meglio focalizzarsi sul presente e cercare di riscattarsi. Mentre attende l'arrivo di un ascensore per raggiungere i bambini, fa di nuovo la sua comparsa mr. X. Solito scambio di pugni e piombo, ed il nostro eroe può raggiungere il piano terra, da qui un parcheggio e successivamente un'altra area disseminata di Hunter. Dopo mille peripezie, Vincent raggiunge una piccola ma deliziosa dimora, probabilmente casa dei ragazzini, dato che all'interno trova il diario di Lott, questo il nome del giovane, e la piccola Lily celata all'interno di un armadio. La bimba, stavolta racconta a Vincent che suo fratello è partito alla volta della fabbrica per cercare una via d'uscita. Ma teme per la sua vita, dato che l'area pullula di mostri generati dal virus. Vincent lascia la bimba a casa e si dirige verso la fabbrica in questione. Come la piccola Lily temeva, quest'area è molto pericolosa, brulica di ogni creatura incontrata già dal nostro eroe in precedenza, solo in numero maggiore. Con parecchie difficoltà, Vincent riesce a raggiungere un vagone del tram e corre verso un'altra parte della fabbrica. Qui il solito aitante Tyrant si adopererà per mettere i bastoni tra le ruote al nostro eroe che, dopo il combattimento, si trova in un sentiero di montagna. Qui ci sono 4 differenti Tyrant, ancor più intelligenti di quello che ha incontrato prima. Per lui sarà veramente arduo arrivare in vetta alla montagna. L'entrata della fabbrica, sembra più la facciata di un palazzzo, anche se in rovina. Qui il ragazzo sente le grida di Lott, provenire da qualche parte nelle fondamenta. Vincent si incammina sulle scale e comincia a scendere. L'originalità contraddistinge questo ennesimo titolo Capcom, infatti un'altra creatura finora mai vista, accoglierà il ragazzo. Eh già, un altro Mr. X che ormai c'è pure venuto a noia. Dopo essersene nuovamente sbarazzato, Vincent stavolta raggiunge una sala di controllo, trova un'arma potente e viene a scoprire altri dettagli sul suo passato, stavolta dalla testimonianza di un operaio. Quest'ultimo, assalito da sensi di colpa e ogni possibile rimorso, descrive le modalità con le quali si estraevano sostanze dal cervello dei prigionieri. Vincent aveva chiesto che il procedimento fosse attuato senza anestesia, per ottenere betaserotonina perfetta, senza altre sostanze che ne corrompessero la natura, tutto questo per attivare una produzione in massa di Tyrant. Ecco perché spuntano come funghi, direte voi. Nauseato del comportamento tenuto in passato, Vincent prende l'ascensore e si dirige al centro della fabbrica. Solite creature, i soliti Mr. X e stavolta pure piante renderanno difficoltoso al ragazzo il raggiungimento della verità. Ma, determinato almeno a compiere un'unica buona azione nella sua deplorevole vita, Vincent continua la ricerca di Lott e riesce a scovarlo e a giungere tempestivamente prima che una creatura lo uccida, salvandogli la vita. Lott lo ringrazia e comincia a raccontargli il perché della sua fuga e soprattutto gli rivela una sconvolgente verità: lui non è Vincent Goldman, responsabile di tutte quelle iniquità, ma si chiama Ark Thompson, ed è lui la spia di cui si parlava nel diario del comandante. Maledetto botolo bastardo, ed io mi sono fatto mille combattimenti per venirti a salvare per riscattare la mia inutile vita, e solo adesso scopro che non ho commesso nessuno di quei crimini? Ark, lo chiameremo così d'ora innanzi, lotta duramente dentro di sé, non si sa se per la difficoltà di digerire la verità, oppure per il trattenersi dal gettare il bamboccio giù da una scarpata. Meno male che una voce computerizzata mette fine alla disputa e lo fa tornare alla dura realtà. Il sistema di autodistruzione è stato attivato: non c'è tempo da perdere. Ark chiede al ragazzino se conosce una via di fuga dalla fabbrica. In risposta, viene a sapere che c'è un sistema ferroviario poco distante e con quello potrebbero mettersi al riparo, basta solo renderlo operativo. Il ragazzo parte alla ricerca dei meccanismi che lo controllano e manda Lott a recuperare la sorella, sperando probabilmente che nel frattempo, qualche creatura lo spiattelli sul pavimento come merita. Mentre si dirige a compiere la sua missione però, comincia ad avere sprazzi sempre più nitidi di memoria: ricorda l'amico Leon S Kennedy che gli chiese di investigare sull'isola, e che gli aveva proposto di spacciarsi per Vincent per riuscirci meglio. Ecco perché il responsabile delle fogne lo conosceva come Vincent e perché Lott sapeva che era un infiltrato.  Ricorda inoltre che aveva avuto un incontro con lo stesso Vincent nel suo ufficio, nella zuffa quest'ultimo stava puntandogli un'arma addosso, ma riuscì a fuggire. Nella colluttazione inoltre, Vincent gli aveva sottratto le targhette, ecco perché quando ne aveva trovato il cadavere le tratteneva in mano. Successivamente nel tentativo di seguirlo a bordo dell'elicottero per impedirne la fuga, Vincent si era aggrappato ai pattini del velivolo e sparato un colpo che lo ha fatto precipitare con lui a bordo. E da qui la conseguente amnesia.... Ark riesce a trovare la strada che porta al sistema ferroviario passando pure per un laboratorio. Alla fine della stanza, trova un corpo sospeso in una vasca. Sembra umano, anche se non ha sesso, è di colore blu ed ha una mano artigliata. Un documento accanto alla creatura specifica i dettagli di come si è arrivati a produrre un simile esperimento. Come già esposto in precedenza, la sostanza per creare i Tyrant poteva essere estratta solo da esseri umani di età compresa fra i tredici e i vent'anni. Le modalità di estrazione non contemplavano l'uso di anestesia, perché la ghiandola pituitaria ne avrebbe aumentato la secrezione in stato di intensa paura e dolore. Ark colleziona quest'ultima prova contro Vincent Goldman e parte alla volta della stazione. Purtroppo il percorso si fa sempre più difficile, dato che altre persone si mettono in mezzo per impedirgli di fuggire. Il leader dei Cleaners, quel reparto speciale inviato per sbarazzarsi delle prove sta per sparargli quando, all'improvviso, un artiglio lo trapassa da parte a parte. La creatura che ha visto galleggiare nel tubo di stasi si è risvegliata ed ha impalato l'uomo. È ancora lenta a causa del prematuro risveglio, ma è abbastanza minacciosa. Non ci vuole molto per farla stramazzare a terra e Ark si allontana velocemente. Purtroppo il ringhio della cretura in lontananza gli fa capire che non è ancora distrutta. Altri cleaners gli sbarrano la strada, ma ormai il nostro eroe è abituato a ben altro. Facilmente si libera degli uomini e raggiunge Lott e Lily alla stazione. Tempestivamente, prima che altri uomini Umbrella gli facciano un'altra imboscata, riesce ad aprire i cancelli del tunnel sotterraneo e sale a bordo del treno che li porta fino ad un eliporto con un velivolo pronto all'uso. I due ragazzini  saltano a bordo, ma prima che Ark possa raggiungerli, il solito Tyrant irrompe per impedirgli la fuga. Il suo aspetto non è quello che abbiamo visto nella precedente battaglia: è mutato. Ora non solo è più forte ma pure più veloce. La sopravvivenza ai suoi attacchi si fa sempre più difficile, ma dopo scariche incessanti di granate e di magnum il Tyrant muta in un'altra forma, spaventevole nella sua imponenza, ma il corpo abnorme, ora gli impedisce di muoversi velocemente per schivare i colpi di Ark. Dopo altre scariche, il suo corpo collassa a terra in una pozza di sangue. Finalmente è finita. Il ragazzo salta a bordo e si alza in volo, si allontana giusto in tempo per vedere che l'esplosione investe tutta la fabbrica, distruggendo l'isola. Possono finalmente tirare un sospiro di sollievo. Improvvisamente però l'elicottero sobbalza. Ark guarda dal finestrino e vede che è il solito Tyrant, che ha più vite di un gatto. Si è agganciato all'elicottero, è penetrato al suo interno e ora punta ai due poppanti. Con la maestria di un pilota topgun, Ark riesce a costringere il Tyrant nella posizione in linea con un missile che è a bordo del velivolo e nell'impatto riesce a sbalzarlo fuori e a indirizzargli in pieno stomaco il secondo missile. Finalmente il Tyrant esplode e i nostri tre sopravvissuti possono fuggire una volta per tutte dall'incubo targato Umbrella.

Arin

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